) INSEGNANTI PRESI IN GIRO Il ministro ha mentito sui precari: fuori dalle graduatorie i non laureati La Fedeli aveva assicurato il congelamento della situazione fino al pronunciamento dell'Avvocatura Invece in Puglia è già in vigore una direttiva che impone di escludere dai nuovi contratti i docenti senza titolo di ALESSANDRO RICO ¦ Che il ministero dell'Istruzione stesse brancolando nel buio, lo avevamo già segnalato qualche giorno fa. Alla vigilia dello sciopero indetto 1'8 gennaio scorso dagli insegnanti abilitati ma non laureati, i quali, secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato, dovranno essere esclusi dalle Graduatorie a esaurimento (Gae), avevamo rilevato come in viale Trastevere non sapessero con quali criteri applicare la decisione dei giudici :di Palazzo Spada, che contraddice la maggior parte delle precedenti disposizioni. «Bisogna saper leggere bene la sentenza», aveva osservato Valeria Fedeli, intervistata da Quotidiano.net, la quale garantiva che, dopo aver consultato l'Avvocatura dello Stato, avrebbe deciso «in piena autonomia», evitando che si finisse con il procedere «di contenzioso in contenzioso», nell'interesse della «continuità didattica». Ma il timore che, nonostante i tentativi di rassicurazione da parte del Miur, i docenti con diploma di scuola magistrale conseguito entro l'anno 2001/2002 si ritrovassero in mezzo a una strada, si è infine rivelato più che fondato. SITUAZIONE CONGELATA Sebbene, infatti, la ministra avesse promesso che non ci sarebbero state conseguenze immediate e che il Ministero avrebbe congelato la situazione dei precari fintantoché l'Avvocatura non si fosse pronunciata, il sindacato Anief di Lecce ha denunciato che nel capoluogo salentino già sarebbe in vigore una direttiva che imporrebbe di escludere i maestri non laureati dai «nuovi contratti a tempo determinato da stipulare sino alla fine dell'anno scolastico». IN 80.000 A RISCHIO Lunedì, una delegazione di insegnanti pugliesi si era radunata anche a Bari, davanti alla sede dell'Ufficio scolastico regionale. Le associazioni di categoria, infatti, calcolano che, se in tutta Italia sarebbero 80.00o i docenti che rischiano di retrocedere dalle Gae, da cui poi si può essere immessi in ruolo a pieno titolo, alle graduatorie che consentono di essere chiamati soltanto per incarichi di supplenza o che, addirittura, potrebbero perdere del tutto il posto di lavoro, una volta superato il massimale di trentasei mesi per gli incarichi di supplenza, circa 3.00o di loro si trovano in Puglia. Il giorno dopo la manifestazione, tuttavia, l'Ufficio scolastico leccese ha fatto pervenire ai dirigenti scolastici una nota a proposito della convocazione dei precari dell'infanzia, che dovrebbero sottoscrivere un contratto di supplenza fino alla fine di giugno 2018, in cui si ordina esplicitamente di non conferire incarichi ai maestri non laureati: «Si fa presente che per gli aspiranti inseriti in Gae con riserva», ovvero i docenti diplomati inseriti in graduatoria prima della sentenza dei magistrati romani, «non si procederà alla sottoscrizione della proposta di contratto, in ragione della decisione assunta in adunanza plenaria del Consiglio di Stato». In poche parole, come ha lamentato Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, «sta accadendo l'esatto contrario di quello che l'amministrazione ha detto», allorché la stessa titolare del dicastero dell'Istruzione assicurava che, in attesa di definire con esattezza i termini dell'applicazione della sentenza del 20 dicembre scorso, la situazione degli insegnanti diplomati inclusi nelle Gae non sarebbe cambiata. Proprio la Fedeli, d'altronde, commentando la mobilitazione nazionale dell'8 gennaio, che aveva raggiunto punte di adesione del 50%, aveva garantito che, non appena fosse pervenuto il parere dell'Avvocatura dello Stato, il Miur avrebbe convocato le parti per trovare «le soluzioni più idonee». Da parte dell'Anief, peraltro, era giunta immediatamente una proposta: «Ristabilire da subito il principio di diritto, facendo incontrare domanda e offerta, senza compromettere la continuità didattica», come aveva sostenuto Pacifico, secondo il quale, in presenza di posti vacanti, bisognerebbe «riaprire e scorrere le graduatorie per assumere tutti i precari abilitati». INCOMPETENZA O BUGIE Stando così le cose, due sono le possibilità. O la «ministra» galleggia davvero in una palude di incompetenza e, oltre a non avere idea di come gestire la patata bollente che le ha passato il Consiglio di Stato, non è neppure in grado di verificare che tutti gli uffici scolastici locali rispettino la «tregua» da lei stessa annunciata; oppure la Fedeli è infedele, le sue sono promesse da marinaio e dire una cosa facendone un'altra è un penoso tentativo di abbindolare tanti padri e madri di famiglia, che ora rischiano di ritrovarsi senza lavoro. Da una parte, inettitudine e dilettantismo; dall'altra, la malafede di chi, dopo i roboanti annunci sulla stabilizzazione dei precari grazie alla sbandierata riforma della «buona scuola», gioca sporco sulla pelle di quanti erano stati colpevolmente illusi. PASSATO DA PRECARIA E dire che la Fedeli dovrebbe essere particolarmente sensibile nei confronti della galassia del precariato scolastico, sia per i trascorsi da maestra d'infanzia (naturalmente, non laureata) a Milano, sia in virtù della lunga carriera da sindacalista nei vari rami della Cgil, dalla Federazione enti locali della sanità, al Sindacato dei lavoratori della comunicazione, fino alla Federazione dei lavoratori tessili. Comunque la si metta, il profilo politico della sgrammaticata «ministra» ne esce a pezzi. Ragion per cui, nella nutrita schiera dei suoi non sempre illustri predecessori alla carica di ministro dell'Istruzione, la Fedeli sicuramente non sarà ricordata come la «più migliore». O RIPRODUZIONE RISERVATA PINOCCHIO Valeria Fedeli, ministro dell'Istruzione. Sono 80.000 gli insegnanti abilitati ma non laureati che rischiano di essere esclusi dalle graduatoria