«ORA BASTA, NON SIAMO MAESTRE USA E GETTA» TREVIGLIO (tis) «Non siamo maestre usa e getta». Sono sul piede di guerra i diplomati magistrali entro il 2001-2002 a cui una sentenza del Consiglio di Stato (vedi sopra) ha negato il diritto a entrare nelle graduatorie a esaurimento. La loro protesta non accenna a spegnersi e dopo i presidi di Bergamo e Milano sono pronti a dar battaglia per difendere i propri diritti. Ma chiedono la solidarietà e il sostegno di tutti: dirigenti, Amministrazioni locali e famiglie. Da anni, infatti, lavorano nella Pubblica Amministrazione per garantire il funzionamento della scuola, infanzia e primaria, costretti a trasferimenti, sacrifici e precarietà. Sono le maestre e i maestri, 50mila in Italia, che stanno combattendo per veder riconosciuto il proprio titolo di studio. Un titolo, quello del diploma magistrale, conseguito entro il 2001-2002 e che finora ha permesso loro di lavorare nelle scuole italiane e negli ultimi due anni di entrare (non tutti e non con le stesse modalità), attraverso le graduatorie a esaurimento, finalmente a ruolo. Lo stesso titolo che l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ora non ritiene più valido per proseguire il loro lavoro all'interno delle scuole pubbliche. Così, dopo anni di attesa, incertezza e pazienza potrebbero perdere il ruolo e il diritto ad accedere alle graduatorie. Da 13 anni lavorano nelle scuole di Treviglio e della Provincia: precarie, accollandosi la spesa di trasferimenti, corsi d'aggiornamento. Tutto per la loro passione. Come Rosamaria Di Nato, 43 anni e Maria Antonietta Grassi di 44 (che oggi insegnano rispettivamente alla Cesare Battisti di Treviglio e alla primaria di Calvenzano) ci sono molte altre maestre nella stessa situazione. «Abbiamo sempre svolto il nostro lavoro con amore e passione hanno dichiarato le maestre trevigliesi accet- tando trasferimenti, condizioni di incertezza, un precariato di anni e consentendo alla "macchina" scuola di funzionare. Ma non siamo delle maestre e dei maestri usa e getta. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti: dei genitori degli alunni di oggi, degli alunni di ieri, delle Amministrazioni comunali locali e di quella provinciale, delle dirigenze scolastiche e non da ultimo dei cittadini semplici che sono legati, in un modo o nell'altro, tutti al mondo della scuola. Chiediamo la solidarietà di tutto il territorio perché si schieri unito, insieme a noi, per proteggere il futuro della scuola italiana». Un pensiero sottoscritto da altre 50 maestre e maestri della provincia di Bergamo e Brescia. Nei giorni scorsi l'incontro tra le parti sindacali e il Ministero della Pubblica Istruzione non è riuscito a sbloccare la situazione, ma ha dato modo di presentare alcune richieste, tra queste la salvaguardia dell'anno scolastico in corso. Ora si dovrà attendere il parere dell'Avvocatura per definire le modalità con cui procedere alla riflessione che dovrà, necessariamente, affrontare e fare chiarezza nella confusione che si è creata cercando di ricomporre i diritti dei docenti interessati dal contenzioso. «Non ci sono delle linee comuni per il trattamento di chi lavora da anni precario nella scuola pubblica ha aggiunto Di Nato La stessa decisione di far entrare a ruolo alcuni, altri con riserva e altri ancora no, pur avendo gli stessi medesimi requisiti è difficile da capire. E' necessario uniformare le modalità e mettere fine a questo caos». Jessica Taborelli PRESIDIO A MIALNO A sinistra le maestre durante la manifestazione organizzata a Milano lunedì, davanti all'Ufficio scolastico regionale. Sopra Maria Antonietta Grassi e Rosamaria Di Nato che si sono fatte portavoce della protesta di 50 maestre e maestri della Provincia di Bergamo e Brescia. A BERGAMO E MILANO SONO SCESI IN PIAZZA PER DIFENDERE IL DIRITTO A ENTRARE NELLE GRADUATORIE TREVIGLIO (tjs) Lo avevano annunciato e hanno mantenuto la loro promessa. Dopo il presidio davanti al Provveditorato di Bergamo, i diplomati magistrali si sono dati appuntamento a Roma e Milano per manifestare contro la decisione del Consiglio di Stato. I manifestanti, sostenuti dall'Anief, si sono presentati lunedì a Milano davanti alla sede dell'ufficio scolastico regionale in via Polesine dove hanno sostenuto a gran voce la loro posizione. Il corteo è riuscito poi, scortato dalla Polizia di Stato, a muovere qualche passo causando qualche disagio al traffico di piazzale Corvetto. Tutto al grido di giustizia e rispetto per il lavoro fatto negli anni dai tanti insegnanti precari della scuola dell'infanzia e primaria. «E' stato un po' umiliante ha commentato Maria Antonietta Grassi, insegnante trevigliese (di ruolo per ora alla primaria di Calvenzano) presente alla manifestazione alla mia età, dopo tanti anni di sacrifici e lavoro, essere lì in strada a fischiare e urlare per un nostro diritto». Il prossimo appuntamento sarà domenica 14 gennaio a Bergamo. La manifestazione organizzata dal gruppo «Noi vinceremo», a cui prenderanno parte anche diverse famiglie della bergamasca, prenderà il via alle 9.30 dal piazzale della stazione.